Pessimismo o dato di fatto?
Se sei felice non gridarlo troppo, la tristezza ha il sonno leggero
Giacomo Leopardi Tweet
A fine articolo, un esercizio di lavoro su se stessi…
L’autore di questo aforisma è il celebre poeta recanatese Giacomo Leopardi. Noto per i suoi vari tipi di pessimismo, ha scritto molte liriche che si trovano sui libri di scuola e nei cuori dei tanti appassionati ai suoi testi letterari.
Il poeta ci ha lasciato davvero molte opere utili, non solo alla comprensione dell’esperienza umana, ma anche di sviluppo personale per chi, non vede solo in lui lo scrittore del materialismo esasperato e ottuso, ma l’uomo che guarda nel profondo dell’animo umano.
Leopardi cita raramente la felicità, se mai predilige soffermarsi su diverse riflessioni a proposito di altri tipi di sentimenti: la malinconia, la noia, la tristezza, il senso cupo della vita ecc. e questo secondo voi perché? Per quale motivo una persona invece di concentrarsi sulle qualità serene di ciò che vive e incontra, dovrebbe sostare su quelle negative?
Ebbene alcune volte Leopardi ci racconta, nel suo Zibaldone di pensieri, che osservando le emozioni più devastanti, si può pensare di trovarne la soluzione, come se dedicando loro un’attenzione speciale, si potesse averne il controllo, una lucida possibilità di superarle e dunque di poter successivamente… stare bene!
L’aforisma si riferisce anche metaforicamente, a tutte quelle persone che sono invidiose della nostra gioia, e dunque, per invidia, la potrebbero rovinare.
Come dire: conserva per te i tuoi motivi per gioire e mostra agli altri solo il lato che deve apparire, il resto tienilo celato, nascondi i tuoi dolci segreti e non rivelarli a nessuno se non a te stesso… Mantieni un atteggiamento neutro e vivi secondo tutti quei canoni che ti fanno sentire al massimo, sul pezzo, unico e speciale…
Se la tristezza passerà a trovarti, troverà soltanto quella parte di te che la saluterà allegramente e in questo modo, non potrà fare altro che viaggiare verso l’altrove.
ESERCIZIO MOTIVAZIONALE:
Ciò che l’autore ci vuole spiegare in modo abbastanza semplice è in realtà realmente efficace: combattere le emozioni non serve ad altro se non a fortificarle; accoglierle invece, può servire a riconoscere come gestirle… e quando il loro ruolo sarà terminato, se ne andranno così come sono arrivate.
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